Raquel Monje

Textos

about Woman Lighthouse

July 25, 2013

By Edward Rubin

 

Like all great artworks that engage mind and soul, the masterworks of Madrid based artist Raquel Monje are deeply personal, as well as mesmerizingly universal. Whether using simple everyday found objects which she magically transforms into art —a table, chair, a pair of shoes, or a sculptured fragment of a human figure, a hanging fiberglass torso filled with leaves, or a pair of legs comprised of feathers, the visually complex creations that Monje gives birth to, whether composed of plaster, resin, iron, wood, glass or grass, are infused with a simple poetry that signals – to those that take the time to read the thousand signs left by the artist’s nubile hand  – that what they are looking at is the multifarious face of humanity.   

Nowhere are these ‘thousand points of light’ more evident than in Monje’s Woman Lighthouse, a beautifully rendered sculpture, which lends itself to a plethora of mindboggling interpretations. Formally speaking what we are seeing is a simple, plaster-based, hollow female torso inlaid in mosaic style with hundreds of shards of jewel-like mirrors. At first glance, the torso taken as a whole, conjures up thoughts of an intergalactic creature turned into crystallized body by a space-age ray gun, the type seen in Sci-Fi films. On closer inspection, as our scanning eye starts to visually deconstruct the figure, we notice, with much thanks to the mirrors that reflect our own image back to us that a dialog with the formidable lady is in full process.           

From Monje, whose work tends to embraces a mixture of the psychological, the philosophical, and scientific, we have sculptor’s own story, one of self-healing for the artist, and by extension when you think about it, the viewer as well. “Woman Lighthouse describes that moment when it is difficult to stand up but against all means she does,” Monje writes. “The incandescent lady reflects light while giving you back a thousand images of yourself. This allows you to know yourself and to show yourself to others. Her hollow insides enable you to visually access her interior, to meet her, and to know what’s going on in the inside. I pieced these innumerable mirror fragments, broken and glued together, one by one, to “rebuild myself.”


Iuglio 25, 2013

Da Edward Rubin

Come tutte le grandi opere d'arte che impegnano la mente e l'anima, i capolavori della artista madrileña Raquel Monje sono profondamente personali, così come ipnotizzantemente universali. Sia utilizzando semplici oggetti di uso quotidiano che lei trasforma magicamente in arte -un tavolo, una sedia, un paio di scarpe, o un frammento scolpito di una figura umana, una fibra di vetro appesa come torso pieno di foglie, o un paio di gambe composte da piume- le creazioni visivamente complesse che Monje partorisce, siano composte di gesso, resina, ferro, legno, vetro o erba, sono intrise di una poesia semplice che segnalano - a coloro che si prendono il tempo di leggere i mille segni lasciati dalla mano nubile dell'artista - che ciò che stanno guardando è il volto multiforme dell'umanità.

In nessuna opera quanto nella Donna Faro di Monje, "i mille punti di luce” sono più evidenti;  una scultura splendidamente realizzata, che si presta ad una pletora di interpretazioni diverse. Formalmente, quello che stiamo vedendo è un opera semplice, a base di gesso, il torso di una femmina intarsiato in stile mosaico con centinaia di frammenti di specchi-gioiello. A prima vista, il busto nel suo complesso, evoca pensieri di una creatura intergalattica trasformata in un corpo cristallizzato da una pistola a raggi del tipo visto nei film di fantascienza. A ben vedere, e man mano che la nostra ispezione comincia a decostruire visivamente la figura, notiamo, grazie agli specchi che riflettono la nostra immagine, che il dialogo con la signora formidabile è in pieno processo.

Dall'artista, il cui lavoro tende ad abbracciare un misto psicologico, filosofico e scientifico, abbiamo proprio la storia dello scultore, una storia di auto-guarigione per Monje e per lo spettatore allo stesso modo. Lei scrive: “Donna Faro descrive il momento in cui è difficile resistere, ma lei va avanti, contro tutto. La signora riflette la luce mentre ti ritorna un migliaio d'immagini di te stesso. Ciò ti consente di conoscere te stesso e di mostrarti agli altri. Le viscere vuote permettono di accedere visivamente al suo interno, per conoscerla e per sapere che cosa accade dentro di lei. Ho assemblato questi frammenti di specchi innumerevoli, li ho spezzati e incollati insieme, uno a uno, per ricostruire me stessa”.